Ad Arles sono importanti le mostre ma anche le sedi. Ogni sede del festival ha un temperamento, e sceglierne due lontane tra loro è il modo migliore per capire come funziona questa edizione. Noi abbiamo messo in fila la Mécanique Générale e la Croisière: la prima è il grande respiro ordinato attorno al tema del vivente, la seconda è il crocevia eclettico — e il cuore pulsante della notte. Due modi opposti di rappresentare e raccontare le immagini.
La Mécanique Générale: il mondo che non siamo noi
Dentro il Parc des Ateliers, l’ex complesso ferroviario oggi legato a LUMA, la vecchia officina meccanica ospita il cuore “vivente” del festival. Tre mostre parlano la stessa lingua, quella di un mondo che eccede le nostre categorie.
La più ambiziosa è
Animal Model – 200 anni di fotografia, curata da
Nathalie Herschdorfer. Due secoli di immagini raccontati dal lato dell’altro-da-noi: gli animali, presenti fin dalle origini del mezzo, osservati, studiati, amati, messi in posa, sfruttati, ammirati, immaginati. È una storia della fotografia vista di sbieco, e la sua tesi è tutt’altro che superificiale. Infatti fotografare un animale non significa solo rappresentare una differenza, ma riconoscere un altro modo di esistere.

Jean-Baptiste Huynh, Buckley, 1999
Courtesy of the artist. |
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Eliott Erwitt, New York City, USA, 2000
Courtesy of the artist and Magnum Photos. |

Masahisa Fukase, Erimo Cape, 1976, series Ravens
Courtesy of Masahisa Fukase Archives and Michael Hoppen Gallery UK. |

Pieter Hugo, Abdullahi Mohammed with Mainasara, Ogere-Remo, Nigeria, 2007
Courtesy of the artist and Stevenson, Cape Town/Amsterdam. |
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Accanto, un Edward Steichenche quasi nessuno si aspetta. Tutti lo ricordano come il fotografo-curatore che diresse il Dipartimento di Fotografia del MoMA e firmò la mostra-monstre The Family of Man (1955). Pochi sanno che era anche un botanico ostinato:
Edward Steichen’s Nature, a cura di
Ruud Priem, culmina nel progetto tardo e incompiuto dedicato al suo Shadblow Tree, osservato stagione dopo stagione per anni. La natura come esperienza continua, mai conclusa.
Lisa Oppenheim, con
Monsieur Steichen, dialoga con quel lascito usando due tecniche di epoche lontanissime: la stampa dye-transfer che Steichen impiegava negli anni Trenta e Quaranta, e l’intelligenza artificiale. Con questa combinazione riporta in vita un’iris ormai estinta, coltivata un tempo dallo stesso Steichen. È il gesto più concettuale della sede: l’immagine come organismo vivo che continua a mutare e a rigenerarsi. Se il tema “vivente” rischiava di restare un’etichetta curatoriale comoda, è qui che diventa carne, o meglio, petalo.
La sede non finisce con la natura. Ospita anche il
LUMA Rencontres Dummy Book Award, la vetrina dedicata ai libri fotografici allo stato di progetto (nel 2025 ne sono arrivati quasi 200 da 37 Paesi): un modo prezioso per guardare la fotografia mentre sta ancora diventando libro. E ospita
Stan Douglas con
Bodies Never Lie, produzione LUMA a cura di Tom Eccles e Flora Katz: strutture cinematografiche complesse e tecnologie d’immagine avanzate, il registro più spettacolare dell’intera settimana.
Il filo, sotto tutto questo e’ uno solo: l’immagine come qualcosa che vive, si trasforma, resiste. La Mécanique Générale è la tesi forte del festival, esposta con ordine e mezzi importanti.
La Croisière: il crocevia (e la notte)
Poi c’è la Croisière, che funziona all’opposto. Nessun tema unico, nessuna tesi: un mosaico di mondi che convivono a pochi metri l’uno dall’altro. È, non a caso, anche il centro nevralgico della vita notturna del festival, con la programmazione musicale affidata quest’anno a Marsatac e i DJ set fino a tarda ora. Si guarda e si balla nello stesso posto.
La scoperta è
Paul Kodjo (1939–2021) con Photoromance, prima grande personale in Francia del pioniere ivoriano. Negli anni Settanta, con l’agenzia MAMEDIS, Kodjo inventa il fotoromanzo ivoriano — commedie sentimentali pubblicate sul settimanale Ivoire Dimanche che rileggono in chiave locale il modello europeo, quello italiano in testa. Un ritratto festoso del “miracolo ivoriano” e un’educazione sentimentale per immagini, con l’occhio del cinema. Molte di queste foto non erano mai state esposte.

Paul Kodjo, Notre enfant a sauvé notre amour, 1971
Avec l’aimable autorisation des Rencontres du Sud et de in camera galerie. |

Paul Kodjo, Deux femmes, un homme, 1971
Avec l’aimable autorisation des Rencontres du Sud et de in camera galerie. |

Paul Kodjo, Perdue et retrouvée, 1973
Avec l’aimable autorisation des Rencontres du Sud et de in camera galerie. |

Paul Kodjo, Abidjan, Années 1970, série Les Soirées dansantes
Avec l’aimable autorisation des Rencontres du Sud et de in camera galerie. |

Paul Kodjo, Abidjan, Années 1970, série Les Soirées dansantes
Avec l’aimable autorisation des Rencontres du Sud et de in camera galerie. |
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Cambio totale di registro con
Rebekka Deubner e La Terre Amoureuse, dove il corpo e la terra si cercano in un lavoro intimo e materico. E cambio ancora, spettacolare, con
We Are Not Alone: Alien Images, a cura di
Philippe Baudouin: la storia visiva degli UFO e dei “fenomeni aerospaziali non identificati”. Già a fine Ottocento quelle immagini sfocate e inquietanti instillavano una “cultura del dubbio visivo” — anticipando di un secolo le domande di oggi su fake news e immagini generate dall’IA. Da vedere proprio adesso, che di verità delle immagini non ci fidiamo più.
C’è spazio per la memoria e per l’elegia. L’omaggio a
Olivier Metzger, scomparso in un incidente d’auto vicino ad Arles nel 2022, è affidato allo scrittore
Éric Reinhardt: un’immersione in un universo dalla luce cinematografica che aveva colpito perfino David Lynch. E c’è la poesia in bianco e nero del finlandese
Pentti Sammallahti (1950), maestro dei contrasti sottili, capace di far sembrare magico un cane su una spiaggia ghiacciata.
Infine, il futuro: la Génération ENSP porta alla Croisière tre neodiplomati della scuola di fotografia di Arles, selezionati da Aurélia Marcadier. Chi la fotografia la farà domani, esposto accanto a chi l’ha fatta ieri.
Ordine contro caso
Messe una accanto all’altra, le due sedi evidenziano due idee di festival. La Mécanique Générale costruisce un discorso, lo argomenta, lo produce in grande: la fotografia come pensiero sul mondo vivente. La Croisière rinuncia al discorso e abbraccia il disordine — fotoromanzi, UFO, elegie, esordienti — che poi è il modo in cui davvero consumiamo le immagini oggi, tutte insieme, senza gerarchie.
La verità è che servono entrambe. E ad Arles, per una settimana, si può passare dall’una all’altra a piedi.
Autrice: Natalia Elena Massi