Viviamo in un’epoca di immagini iper-controllate, perfette e patinate. Ma cosa succede se abbracciamo l’errore e l’imprevisto? Il glitch è una frattura nella superficie dell’immagine, un cortocircuito visivo che ci permette di vedere oltre. Il glitch è uscire dalle identità imposte, dalle zone di comfort, per definire attivamente un proprio spazio estetico. Nel contesto della fotografia, questo significa un’immagine ‘destabilizzata’, il sabotaggio di una visione chiara e lineare, l’apertura di spazi di indeterminatezza. Il glitch è una forma di disobbedienza tecnologica: si oppone all'iper-perfezione dell’immagine digitale contemporanea, al controllo normativo sui corpi e sulle identità, e alla sorveglianza algoritmica. È dunque un atto politico di resistenza e una strategia di riappropriazione creativa nello scenario visivo contemporaneo.
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Approfondire il glitch come pratica artistica, estetica e creativa.
Esplorare il glitch nella fotografia come mezzo per rompere la linearità della rappresentazione e trovare nuove forme di narrazione in un contemporaneo saturo e ripetitivo.
Generare immagini che riflettano sul concetto di errore come atto di ribellione.
Glitch: come la rottura del codice può essere una forma di resistenza alle logiche dominanti.
La fotografia e il fallimento come pratica artistica:
L’errore nella fotografia analogica e digitale.
L’estetica della compressione, della distorsione e della scomposizione dell’immagine.
Passaggi e letture da:L’errore fotografico di Clement Cheroux e L’infrasottile di Elio Grazioli e Glitch Feminism: a manifesto di Legacy Russell
Esempi di artisti e attivisti che lavorano con il glitch e l’errore: Emilio Vavarella, Luca Vitone, Sabrina Ratté, Joan Fontcuberta, Rosa Menkman, Man Ray, Diane Arbus, Sherrie Levine, Thomas Ruff, Irene Fenara.
Il workshop includerà tecniche come la JPEG Compression Art, che esplora il degrado delle immagini digitali attraverso la compressione, mettendo in luce la fragilità e l’inaffidabilità dei file digitali. I partecipanti sperimenteranno anche il data-bending, una pratica che manipola il codice delle immagini per generare errori visivi intenzionali, creando distorsioni che sfidano la perfezione dell’immagine digitale. Un'altra tecnica sarà il glitch con scanner, che consente di creare sovrapposizioni e distorsioni analogiche attraverso il movimento del dispositivo, producendo effetti glitchati che interrogano le possibilità della fotografia e della tecnologia nell’era digitale. Questi approcci incoraggiano una riflessione critica sulla materialità del digitale e sulla trasformazione delle immagini in forme di arte sovversiva.
Attraverso la distorsione e la manipolazione digitale, i partecipanti saranno invitati a creare immagini che smontano la certezza e l'oggettività dell'identità, esplorando la fluidità e la molteplicità dell’essere umano. Questi ritratti glitchati diventano strumenti visivi per riflettere sulle dinamiche di controllo e per mettere in discussione le definizioni rigide e normative di identità, aprendo la strada a un’arte che esprime la non-binarietà e la porosità dell’immagine.
Il workshop si svolgerà in una giornata, dalle 10:00 alle 18:00, con pausa pranzo dalle 13:00 alle 14:00. La sessione mattutina sarà dedicata alla parte teorica e alla scoperta delle tecnologie a nostra disposizione, mentre il pomeriggio sarà dedicato alla pratica e alla restituzione.
Silvia Bigi (Ravenna, 1985), è laureata al DAMS di Bologna. Attraverso l’utilizzo di diversi linguaggi – fotografia, installazione, scultura, suono, video, disegno – lavora sulle immagini come soglie, spazi liminali dove riflettere sulle forme di potere, sulla coesistenza di umano e non-umano, e sui glitch in cui si annida il rimosso della storia occidentale. La pratica di Bigi è strettamente legata alla ricerca: è fondamentale per lei immergersi in contesti complessi, problematizzando questioni di carattere filosofico, culturale e politico, attivando reti interdisciplinari. Negli ultimi anni la sua opera pone particolare attenzione a voci femminili silenziate da atti di violenza visibili e invisibili. Le sue opere, oggi parte di collezioni pubbliche e private, sono state premiate e selezionate per esposizioni nazionali e internazionali in musei, fondazioni e gallerie d’arte, tra cui il premio Sviluppo dei talenti - Italian Council 2023, il Premio Francesco Fabbri per le arti 2022, il Talent Prize 2021 e la mostra Engaged, active, aware: women’s perspective now, vincitrice del Lucie Award - Best Exhibition nel 2018. Il suo lavoro è stato pubblicato in magazine come Artribune, Der Greif, IO Donna, Atpdiary, Insideart, Yet Magazine, Artslife, World Photo Organisation, British Journal of photography.