Quando: martedì 10 novembre 2026, ore 21.00
Relatore: Joe Oppedisano
Dove: Online tramite ZOOM per gli tutti associati 2026
Venezia '79, La Fotografia (un racconto personale che Joe ha vissuto che ha cambiato la sua visione della fotografia ) “Il primo grande convegno di fotografia.” “Il più grande raduno culturale fotografico nella storia del mezzo fotografico.
Con il patrocinio dell'Unesco, del comune di Venezia e dell' International Center of Photography. dal 16 giugno al 16 settembre 1979, a Venezia ebbero luogo ventisei mostre, quarantasei workshop e un nutrito programma di seminari e convegni: furono esposte 3500 foto di 500 artisti. 45 tra i migliori fotografi del mondo insegnarono il loro approccio alla fotografia a 1000 studenti di tutte le nazionalità.
L'evento mastodontico fu concepito diversi anni prima da Cornell Capa, direttore dell'International Center of Photography di New York. Desideroso di ampliare le attività del centro. Si recò a Venezia e discusse l'idea con l'ufficio UNESCO.
Perché Venezia? Perché è la città più fotografata al mondo, dotata di spazi espositivi di prim'ordine.
JOE OPPEDISANO
Ogni biografia d’artista ha il suo mito di fondazione, le sue tappe iniziatiche, i suoi riti di passaggio. La storia di Joe Oppedisano ha le sue radici e i suoi nodi simbolici nell’intreccio tra Italia e America e nel continuo scambio tra i due mondi. Un nonno socialista inviato al confino nelle isole di Ventotene, Ponza e infine alle Tremiti, un padre americano alla ricerca delle proprie origini calabresi, una madre di Gioiosa Jonica (RC), dove Joe nasce nel 1954.
Un’infanzia in Calabria, sospesa tra immobilità ancestrale e rapide trasformazioni di un’Italia alle soglie del boom economico. Qui avviene il primo incontro con l’incantato mondo del circo: sotto quel tendone magico, realtà e immaginazione iniziano un dialogo destinato a non interrompersi mai.
A sette anni, nel 1961, il grande cambiamento: la famiglia torna negli Stati Uniti. Brooklyn fa da scenario a una formazione scandita dalla passione per la fotografia. Dopo un corso di studi al Queens College di New York, nel 1973 approda alla New York School of Visual Arts. Due anni dopo è già un professionista freelance.
Il lavoro lo riporta più volte in Italia. Nel 1976, su incarico di Alitalia N.Y., realizza un reportage culturale in Toscana. La coincidenza con il tragico terremoto del Friuli lo porta sul luogo del disastro, dove realizza un servizio per il Philadelphia Herald. Nel 1979 l’International Center of Photography di New York lo invita a partecipare a un grande evento a Venezia, Venezia 79 “La fotografia”. L’urgenza di riconoscersi nella tradizione della cultura europea e nel calore mediterraneo si fa più pressante.
Nel 1982 decide di stabilirsi a Milano: il percorso versatile di Oppedisano, caratterizzato da una generosa miscela di ricchezza immaginativa e rigore preciso, di freschezza inquieta insofferente agli schemi e di impeccabile professionalità, ha ormai trovato il suo solido baricentro. Sono anni intensi, di reportage per varie riviste internazionali e soprattutto di importanti campagne pubblicitarie: Adidas, Hitachi, Pioneer, Panasonic, Grundig, Kodak, Apple, Fiat, Alfa Romeo, Campari. Molte delle pubblicità più innovative di quegli anni portano il suo segno inconfondibile.
Nel frattempo la sua ricerca instancabile prosegue. Una sperimentazione multipla, caratterizzata da un rapporto attivo con il mezzo fotografico e la sua tecnologia: mentre esplora mondi diversi (dai paesaggi urbani ai ritratti, dal circo al teatro, dal corpo nudo al corpo in costume, dall’immagine costruita in studio a quella catturata in viaggio o in studi all’aperto allestiti nelle piazze), utilizza strumenti eterogenei come la grande Polaroid 50×60 cm o la piccola macchina fotografica usa e getta, modifica la sua fotocamera fino a renderla capace di creare sequenze continue di fotogrammi, aprendo la possibilità di una lettura temporale dell’immagine. Nascono così foto-mosaici, collage, sagome abitate dalla molteplicità dell’inconscio.
Numerose mostre personali e collettive, monografie tematiche, pubblicazioni su riviste specializzate testimoniano questa generosa ricerca, in cui l’acutezza dello sguardo si fonde con una morbidezza empatica e la rapidità della percezione sa abitare i tempi lunghi dell’incontro umano.
Maria Sebregondi