Un grande festival si misura anche dalla capacità di accogliere la Storia e ciò che deve ancora trovare il proprio posto nella storia Arles 2026 lo fa su due tavoli: da una parte i maestri da rileggere, dall’altra le voci emergenti.
Sul primo tavolo, l’evento è il centenario di
William Klein. La mostra This Way to Heaven, curata da Raphaëlle Stopin alla Chapelle du Museon Arlaten, celebra i cento anni dalla nascita di uno che ha passato la vita a rompere le regole della fotografia e del cinema — e non a caso durante la settimana si proietta anche il suo film-culto Qui êtes-vous, Polly Maggoo?. Con lui si riscopre Martine Barrat (Soul of the City, Espace Van Gogh), che ci porta nei quartieri della Goutte d’Or a Parigi e nella New York degli anni Settanta, da Harlem al Bronx, con uno sguardo ravvicinato e affettuoso.
William Klein, Wings of The Hawk, 42nd Street, New York, 1955
Courtesy of Studio William Klein and William Klein Estate
William Klein, collage for the film Mister Freedom, c. 1967
Courtesy of Studio William Klein and William Klein Estate
William Klein, Ali has just knocked out Foreman, Kinshasa, Zaire, 1974
Courtesy of Studio William Klein and William Klein Estate
C’è poi
Ming Smith (Wandering Light, Église Sainte-Anne), la cui visione indipendente e poetica ha aperto strade nuove nella fotografia americana: una di quelle riscoperte che fanno pensare a quante altre ne mancano. E c’è il colore di Harry Gruyaert (A Sense of Place, Chapelle St-Martin du Méjan), che ci muove in una sequenza urbana satura e vibrante da New York a Zanzibar, passando per Parigi, Tokyo e Mumbai.
Ming Smith, Self-Portrait with Camera, 1989
Courtesy of the artist
Ming Smith, Flamingo Fandango (Painted), 1988
Courtesy of the artist???????
Ming Smith, Circular Breathing, 1980
Courtesy of the artist
Sul secondo tavolo, quello delle scoperte, il riferimento è il
Prix Découverte Louis Roederer, all’Espace Monoprix, curato quest’anno da Nadine Hounkpatin: sette artisti internazionali interrogano la verità in fotografia, intesa come spazio di scambio, impegno e responsabilità. Il titolo, The Best Way to Tell the Truth, è una piccola provocazione: esiste un modo migliore di dire la verità con un mezzo che da sempre sa anche mentire?
Phan Quang, Re/cover No. 6, Seoul, Korea, 2014, series Re/cover, 2013–2016
Courtesy of the artist and Galerie Bao???????
Charlotte Yonga, The Traveler’s Tree, Ampefy, Madagascar, 2024, print on plexiglas
Courtesy of the artist???????
Amira Lamti, Amen, 2024
Courtesy of the artist
Attorno ruotano progetti più laterali e stuzzicanti. We Are Not Alone: Alien Images (Croisière) esplora l’immaginario degli UFO e degli extraterrestri come fatto visivo e culturale. The
Cannibal Image (Chapelle de la Charité) porta la firma della curatrice italiana
Alessandra Chiericato, milanese classe 1992, borsa di ricerca curatoriale delle Rencontres: un’analisi della natura “cannibale” delle immagini, che si divorano e si rigenerano di continuo — un nome italiano da tenere d’occhio. E la Génération ENSP (Croisière) mostra chi esce oggi dalla scuola di fotografia di Arles: il futuro prossimo del mezzo.
Lucile Boiron, Fricon, Fricasse ! VII, 2024
Courtesy of the artist
Aapo Huhta, Figure #82, Gravity, 2022
Courtesy of the artist
Eli Craven, On the Rocks No. 1, 2024
Courtesy of the artist and Kant Gallery
Maestri e debuttanti, sullo stesso percorso, a poche centinaia di metri gli uni dagli altri. È forse questo il vero lusso di Arles, vale a dire, poterli guardare con lo stesso occhio, senza gerarchie, per una settimana.
Autrice:
Natalia Elena Massi