Quando: LUNEDI' 10 novembre 2025, ore 21.00
Ospite: Tony Gentile
Dove: Online su ZOOM per i soci 2025
Incontro con
Tony Gentile, uno dei più importanti fotoreporter italiani,
autore di scatti diventati icone della storia contemporanea.
La sua fotografia non è solo documentazione, ma testimonianza viva di eventi che hanno segnato la memoria collettiva: dalla celebre immagine di Falcone e Borsellino, simbolo della
lotta alla mafia, ma non ci fermeremo a quella, c'è molto di più.
I
reportage dai viaggi apostolici di tre Papi,
eventi sportivi internazionali, storie di
vita quotidiana in Sicilia. Gentile racconta il mondo attraverso l’obiettivo con uno sguardo che unisce rigore professionale e profonda umanità, scegliendo sempre da che parte stare, consapevole che ogni scatto può denunciare l’orrore o celebrare la resistenza, la speranza, la normalità che resiste all’ombra delle tragedie.
Durante la serata, Gentile condividerà il suo modo di vivere la fotografia: non solo come mestiere, ma come esperienza civile e personale. Parlare con lui significa esplorare il potere delle immagini di cambiare la percezione della realtà, di fissare nella memoria collettiva momenti che altrimenti rischierebbero di essere dimenticati.
Un’occasione per scoprire come nasce
una fotografia che diventa storia, e come il fotogiornalismo possa essere strumento di verità, denuncia e, talvolta, riscatto.
Breve biografia di Tony Gentile

Tony Gentile, nato a Palermo nel 1964, è un fotoreporter italiano di fama internazionale. Inizia la sua carriera nel 1989, collaborando con il Giornale di Sicilia e l’agenzia Sintesi, per poi lavorare con Reuters e pubblicare i suoi reportage sui maggiori quotidiani e magazine italiani e stranieri. Nel corso della sua carriera, ha documentato eventi di cronaca, sport, costume e religione, seguendo tre Papi nei loro viaggi apostolici, coprendo quattro Olimpiadi e i Mondiali di calcio del 2006, e realizzando ritratti di personaggi dello spettacolo e della politica.
Gentile ha sempre vissuto la fotografia come impegno civile, consapevole che ogni immagine porta con sé una responsabilità: “Fotografare la mafia significa scegliere da che parte stare, ma anche rischiare di amplificarne il messaggio. Documentare l’orrore per denunciarlo, senza mai distogliere lo sguardo dalla vita quotidiana”. Oltre al lavoro di fotogiornalista, si dedica all’insegnamento e a progetti personali, continuando a raccontare storie con la stessa passione e curiosità che lo hanno guidato fin dagli esordi.